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LA VECCHIA CAMPANA DELLA CHIESA Stampa E-mail
Martedì 05 Maggio 2009 11:43

 Nella regione di Wurttenberg, famosa per le sue bellezze naturali, esiste una bella citta’chiamata Marbach, situata sulle rive del fiume Neckar, le cui acque rendono fertili vigneti, costeggiando antichi castelli e sboccano nel maestoso Reno.

 

  

 Li, molti anni fa, viveva una giovane coppia che era in attesa del primo figlio.

Il marito,fumando la pipa di cedro, contemplava la moglie con un sorriso felice.

 

 

 Era un matrimonio umile, di due artigiani. Lui riparava le ruote dei carri che si fermavano al suo laboratorio, la sposa si dedicava alle faccende di casa e curava il piccolo orto che dava loro verdure fresche.Il figlio che attendevano, era per loro una benedizione del cielo. Non temevano nulla, confidavano nel Signore e nella sua generosita’.Quando il bimbo nacque, la campana della vicina chiesa avviso’ i fedeli, come di consueto.Al padre,  felicissimo, quei rintocchi parevano dire: “ Dlin…Dlon…E’ nato un bel bambino…Dlin…Dlon…Ha gli occhi chiari e limpidi…Dlon…Dlon…I suoi capelli brillano come l’oro. Dlon…Dlon…Adesso siamo una famiglia “. 

 

 I genitori baciarono il bimbo, lo vestirono con biancheria di finissimo cotone e scrissero sulla loro bibbia: “ Oggi, 10 novembre 1759, Dio ci ha concesso un figlio.

” Poi annotarono: “ Nel giorno del battesimo gli abbiamo imposto il nome di Giovanni, Cristoforo, Federico. “ Quale sarebbe stato il futuro di quel bambino, figlio di una povera coppia della citta’ di Marbach? Nessuno lo sapeva.

 

 

 Nemmeno la vecchia campana della chiesa, che era stata la prima ad annunciare l’arrivo di una nuova vita.

Il piccolo crebbe senza eccessive limitazioni.Alla  nascita del secondo figlio,una graziosa bambina, la coppia si trasferi un un’atra citta’.

 

A  sei anni il bimbo, di intelligenza vivace, conosceva gia’ molti passi della Bibbia e tutti i grandi poeti dell’epoca.  Il buon padre, dopo cena, era solito leggere ad alta voce alla sua famiglia. Giovanni Cristoforo Federico e la sorellina ascoltavano

 

attentamente.Dopo sette anni dalla loro partenza da Marbach, la madre e il figlio vi ritornarono in visita. C’erano tanti bei ricordi! Per la madre significava rivivere la sua infanzia, la gioventu’, il suo primo ed unico amore, le sue nozze, i suoi figli…Per Giovanni Cristoforo Federico era l’affetto dei genitori, il calore del caminetto, i giochi nei giardini…Il suo inizio alla vita! La citta’ era la stessa, qualcosa, pero’, era cambiato. La campana della chiesa stava ora accanto al muro del cimitero.  Un’altra occupava il suo posto sul campanile. 

 

  

  Questa campana annuncio’ la tua nascita, figlio mio. – Disse la madre. – Ti assicuro che, nonostante fosse vecchia, non ho mai sentito un suono piu’ melodioso. Poi, un fulmine la colpi’ ed ecco com’è ridotta. Per quanto tu la veda rovinata e dimenticata, annuncio’ feste e incendi, nozze, battesimi e funerali.

Nessun avvenimento sfuggiva al suo suono. Fu l’intera vita di tante buone persone, dalla culla alla tomba.Il bimbo ascoltava emozionato e le sue piccole dita accarezzavano il vecchio bronzo, mentre con il piede scostava le ortiche che ricoprivano la base. Che ne sarebbe stato di lei?

 Forse il sindaco avrebbe deciso di fonderla e trasformarla in…In che cosa?

Quella campana, ora muta e dimenticata, ricordava a Giovanni Cristoforo Federico tutta la sua esistenza.

 Vedeva in lei tutte le cose vissute fino allora.La viva intelligenza del ragazzo gli permise di entrare alla scuola militare, dove si educano i figli delle famiglie piu’ distinte.

  

Il nostro giovane amico vestiva una giacca con le mostrine. Le parole:" March ", " Alt ", " Di fronte " gli furono presto familiari. Seppe obbedire e comandare, come un bravo soldato. Il giovane era conscio della sua ascesa sociale, dei doni elargitigli dalla fortuna e ne era riconoscente...Ma non dimentico' mai la vecchia campana di Marbach!Inizio' a scrivere poemi e uno, meraviglioso, aveva per titolo " La campana ".Non era nato per comandare e per essere obbedito. Era un essere libero; voleva essere grande, girare il mondo, scrivere, insegnare, cantare, vivere.Una notte in cui si celebrava una grande festa nella capitale del regno, il giovane fuggì  dalla sua patria per terre straniere. Desiderava conoscere altre culture e vivere nuove emozioni. Il tempo scorreva sopra la vecchia campana, abbandonata nel cimitero.

  

   Giovanni Cristoforo Federico aveva fatto fortuna e viveva in un grande palazzo.

 Era famoso, conosciuto e ammirato.Era diventato il messaggero dello spirito universale! Poi il tempo passo’ su di lui…Gli anni lo invecchiarono e lo resero piu’ saggio e piu’ famoso.Anche per la campana passarono le stagioni.Un mattino giunsero degli uomini, la sollevarono e la pertarono in una fonderia di Baviera.  Il suo destino stava per compiersi! Sarebbe servita per formare una parte di un monumento, che si erigeva alla memoria di un grande eroe nazionale, gia’ morto, ma molto piu’ famoso di quando era in vita.

  

Il suo scultore era Bertold Thorwaldsen, figlio di un boscaiolo danese, al quale capitava l’onore di immortalare Giovanni Cristoforo Federico.   Erano trascorsi cent’anni da quando la vecchia campana annuncio’ la nascita dell’uomo ammirato da tutta l’umanita’, il cui nome fu Giovanni Cristoforo Federico Schiller.

 

  La campana che annuncio’ la sua nascita si trasformo’ nella sua statua.   Può esistere maggior gloria in questo mondo per una vecchia campana di bronzo? Il busto di Schiller può essere ammirato tuttora di fronte al municipio di Stoccarda. 

 
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